I tappeti di Qom vantano, un’alta densità di nodi ed una rara eleganza, con lucenti dettagli in seta a far risaltare i contorni dei disegni.

Gli esemplari di alta qualità vengono realizzati con materiali di prima scelta – lana kork del Khorasan e seta naturale, mentre alcuni capolavori di grande prestigio sono annodati interamente in seta, su trama e ordito in seta, e rappresentano la punta di diamante della produzione contemporanea: vantano annodature finissime (oltre un milione di nodi al metro quadrato), colori e disegni che non hanno eguali in altre manifatture.

La città di Qom, centro teologico e religioso di rilievo e seconda città sacra dell’Iran dopo Mashad, sorge a circa 150 Km. a sud di Teheran. Qui, tra gli altri splendidi monumenti religiosi, moschee e mausolei di santi sciiti, si trova anche il grandioso santuario di Masumeh, la cui cupola fu fatta ricoprire di lamine d’oro da Fath Alì Shah all’inizio del secolo scorso, e dove è tumulata la casta Fatima, sorella dell’ottavo Imam, Reza, che qui morì nell’816 d.C.. Il suo culto ha largamente contribuito a dare fama e lustro alla città, divenuta in breve meta di pellegrinaggi di un numero sempre crescente di fedeli.

Qom gode di una posizione privilegiata, ubicata com’è tra la ricca Esfahan, a cui era annessa amministrativamente fino all’epoca sasanide (intorno al 500 d.C.) e la zona settentrionale del paese.

Di origine presumibilmente assira, Qom sorse dall’unione di molti villaggi che si consolidarono in centro abitato che continuò ad ingrandirsi. Ormai delle dimensioni di una città, fu distrutta da Alessandro il Grande e quindi nuovamente edificata dal sovrano Kubad I. Ad incrementarne notevolmente le dimensioni contribuirono anche, in epoca islamica, le popolazioni arabe provenienti da Kufa, oggi in Iraq, che fecero della città un baluardo per i primi musulmani sciiti.

Testimonianze storiche confermano che nel X secolo, la città circondata da mura era alquanto ricca: un sistema di irrigazione all’avanguardia rendeva i suoi campi fertili e produttivi. Nel 1124 però, l’invasione mongola causò la decimazione della popolazione, massacrata dai conquistatori. Furono gli Ilkhanidi ed i Timuridi successivamente a far rinascere la città che conobbe con i sovrani safavidi il periodo di maggior splendore. Questi ultimi, di fede sciita, sostennero e promossero i pellegrinaggi alle città persiane di Mashad e Qom a scapito delle ormai ottomane Najaf e Karbala.

Furono proprio i safavidi a intraprende la costruzione degli edifici del santuario di Fatima, dove dal 1629 si trovano anche le loro sepolture. Seguirono molti altri monumenti religiosi che fecero di Qom una città ricca di testimonianze artistiche e architettoniche, nonché un centro rinomato di studi teologici che Fath Alì Shah suggellò con la costruzione di una madrasa.

L’annodatura dei tappeti a Qom è tradizione abbastanza recente: pare infatti che non ve ne sia testimonianza prima del XIX secolo e in ogni caso, anche allora, si tratterebbe di una esigua produzione, sostanzialmente, di piccoli tappeti destinati alla vendita ai pellegrini che si recavano in preghiera quale offerta votiva (nazir) o alla stregua di un souvenir da riportare dai luoghi sacri.

Notizie più certe, invece, collocano l’inizio di una diffusa ed importante produzione a partire dal XX secolo, quando, intorno al 1930, lo Shah Reza Pahalavi, nell’ambito di una politica di sviluppo e tutela della manifattura di tappeti in Iran, incentivò un gruppo di mercanti di Kashan a collocare un cospicuo numero di telai in città e nei dintorni, dando così grande impulso alla realizzazione di tappeti raffinati e prestigiosi in quest’area.

Bisogna precisare che proprio dalla rivale Kashan provenivano i tappeti più belli e preziosi della seconda metà del secolo precedente, quelli del maestro Mohtashem, e che la città conosceva dall’inizio del nuovo secolo una nuova epoca d’oro nel commercio di questi manufatti grazie alle opere del maestro Dabir.

La fortuna della locale produzione coincise peraltro con il declino di quella di Teheran, da dove furono spostate proprio a Qum molti telai e produttori, e con la crescente richiesta, a partire dalla fine del XIX secolo, di tappeti persiani da parte dei paesi occidentali, giungendo ad impiegare circa un terzo della popolazione locale, soprattutto femminile. La richiesta di annodatori specializzati inoltre fece affluire un gran numero di persone anche dalla stessa Kashan.

I tappeti realizzati in questa zona vantano, un’alta densità di nodi ed una rara eleganza, con lucenti dettagli in seta a far risaltare i contorni dei disegni.
Sovente vengono impiegate materie prime di alta qualità – lana kork del Khorasan e seta naturale. A partire dagli anni ’40, gli esemplari più pregiati vengono annodati interamente in seta, su trama e ordito in seta, e rappresentano la punta di diamante della produzione contemporanea: vantano annodature finissime (oltre un milione di nodi al metro quadrato), colori e disegni che attingono alla tradizione di altre aree del paese, soprattutto ai modelli floreali di epoca safavide, ma che non hanno eguali in altre manifatture.
In risposta alla crescente richiesta di manufatti per l’esportazione ha inoltre favorito la creazione da parte dei disegnatori locali di decori innovativi, talvolta anche geometrici.